Powersoft DigiMod: può un modulo professionale suonare davvero Hi-Fi?

Powersoft Digimod suona davvero in hifi?

La Classe D continua a essere una delle tecnologie più interessanti e, allo stesso tempo, più discusse nel mondo dell’Hi-Fi.

Dopo aver analizzato diverse interpretazioni di questa tecnologia, questa volta ho deciso di cambiare completamente prospettiva: invece di partire da un amplificatore Hi-Fi tradizionale, ho portato nel mio impianto un modulo Powersoft DigiMod, nato per il mondo dell’audio professionale e integrato in un finale realizzato da K4Revenge.

La domanda alla base di questa prova è molto semplice:

un modulo professionale progettato per concerti, installazioni e sistemi audio di grande potenza può diventare il cuore di un finale destinato all’Hi-Fi domestico?

Per scoprirlo ho utilizzato il finale nel mio impianto di riferimento, confrontandolo anche con amplificatori Classe AB di fascia molto alta e con il Marantz Model 30, già protagonista di una precedente prova dedicata alla Classe D.


K4Revenge e la realizzazione del finale

Prima di parlare del modulo Powersoft è necessario chiarire cosa abbiamo davanti.

Il finale utilizzato in questa prova non è un prodotto commerciale assemblato e venduto come amplificatore finito.

La realizzazione nasce dal lavoro di Francesco Vernazza di K4Revenge, che utilizza il modulo Powersoft come base per una realizzazione personalizzata.

L’approccio di K4Revenge è infatti quello dell’autocostruzione e dell’integrazione di componenti e soluzioni professionali all’interno di progetti personalizzati.

Nel caso specifico del finale che ho provato, il cuore del progetto è il Powersoft DigiMod 3004PFC2.

Il modulo Powersoft non viene modificato: viene invece integrato all’interno di uno chassis completo di alimentazione, cablaggi, connessioni e sistema di raffreddamento.

È importante sottolineare quindi che non stiamo parlando di un amplificatore pronto per essere acquistato, ma del risultato finale di un progetto di autocostruzione.

Francesco mette a disposizione la componentistica e le indicazioni necessarie per realizzare il progetto, rivolgendosi naturalmente a chi possiede le competenze tecniche necessarie per affrontare un’autocostruzione di questo tipo.


Il Powersoft DigiMod 3004PFC2

PowerSoft Digimod Modulo

Powersoft è un’azienda italiana conosciuta soprattutto nel settore dell’audio professionale.

La sua esperienza riguarda sistemi destinati a concerti, installazioni, teatri e grandi sistemi di amplificazione, ambienti nei quali la Classe D ha trovato uno dei suoi campi di applicazione più importanti.

Efficienza, elevata potenza, dimensioni contenute e affidabilità sono infatti caratteristiche particolarmente importanti nel mondo professionale.

Il DigiMod 3004PFC2 nasce proprio all’interno di questa filosofia progettuale.

Ed è qui che il confronto con il mondo Hi-Fi diventa interessante.

Perché questo piccolo modulo è in grado di mettere a disposizione una potenza che, almeno sulla carta, è decisamente importante.


Powersoft DigiMod 1100 watt in appena 1,55 kg

Uno dei dati che colpiscono maggiormente è senza dubbio la potenza.

Il Powersoft DigiMod 3004PFC2 dichiara:

  • 1100 watt per canale su 8 ohm
  • 1600 watt per canale su 4 ohm

Numeri decisamente importanti, soprattutto se rapportati alle dimensioni del modulo.

Il solo DigiMod pesa infatti circa 1,55 kg.

Per capire meglio cosa significano questi numeri, ho confrontato alcuni dati dichiarati da Powersoft con quelli di due finali Classe AB di fascia alta: il Musical Fidelity M8s-700m e il McIntosh MC462.

Il confronto non vuole naturalmente stabilire quale amplificatore sia “migliore”.

Le condizioni di misura possono essere differenti e non tutti i dati sono necessariamente ottenuti con gli stessi metodi.

L’obiettivo è semplicemente capire quanto siano realmente distanti queste due filosofie progettuali.


Powersoft Digimod contro Classe AB: la potenza

Powersoft Digimod Potenza di uscita

Partiamo dalla potenza, probabilmente il dato più impressionante.

Il Powersoft dichiara 1100 watt per canale su 8 ohm e 1600 watt su 4 ohm.

Il Musical Fidelity M8s-700m arriva a 700 watt su 8 ohm, mentre il McIntosh MC462 dichiara 450 watt.

Dal punto di vista della potenza disponibile, quindi, il Powersoft è nettamente avanti.

Ma quando iniziamo a osservare gli altri parametri il quadro diventa più interessante.


THD+N: la distorsione

Powersoft Digimod distorsione armonica totale

Quando passiamo alla distorsione, infatti, la situazione cambia.

Il DigiMod dichiara un THD+N inferiore allo 0,09%, mentre il Musical Fidelity e il McIntosh dichiarano di arrivare allo 0,005%.

Qui, quindi, i due Classe AB dichiarano valori decisamente più bassi.

Questo dato va naturalmente interpretato all’interno delle condizioni di misura dichiarate dai rispettivi costruttori.

Il confronto è quindi interessante, ma non deve essere trasformato automaticamente in una graduatoria della qualità sonora.

Un valore di distorsione più basso è certamente un dato tecnico positivo, ma da solo non è sufficiente per stabilire come un amplificatore verrà percepito durante l’ascolto.


Rapporto segnale/rumore

Powersoft Digimod Rapporto segnale rumore

Anche il rapporto segnale/rumore presenta valori molto elevati.

Il Powersoft dichiara 115 dB A-weighted, mentre il Musical Fidelity dichiara oltre 120 dB e McIntosh arriva a 122 dB, a seconda delle condizioni di misura.

Il termine A-weighted indica l’utilizzo della cosiddetta ponderazione A, un sistema di misura che tiene conto della diversa sensibilità dell’orecchio umano alle varie frequenze.

Anche in questo caso, però, non sarebbe corretto trasformare semplicemente questi numeri in una classifica.

Le condizioni di misura non sono necessariamente identiche e questo deve essere tenuto presente quando si confrontano le specifiche dichiarate da costruttori differenti.


Il fattore di smorzamento

Powersoft Digimod fattore di smorzamento

Un altro parametro particolarmente interessante è il fattore di smorzamento.

Il Powersoft dichiara un valore superiore a 500, mentre il Musical Fidelity M8s-700m dichiara 210 e il McIntosh MC462 oltre 40.

In questo caso, quindi, il Powersoft presenta il dato dichiarato più elevato.

Il fattore di smorzamento viene generalmente associato alla capacità dell’amplificatore di controllare il movimento del diffusore, soprattutto nella gamma bassa.

Anche qui, però, è importante non trasformare il numero in una valutazione assoluta della qualità sonora.

Un valore molto elevato non significa automaticamente che l’amplificatore suonerà meglio.


1,55 kg contro 30 e oltre 52 kg

Powersoft Digimod peso

Ed è proprio osservando il peso che diventa ancora più evidente quanto siano differenti i due approcci.

Il solo modulo Powersoft pesa circa 1,55 kg.

Il Musical Fidelity M8s-700m arriva a circa 30 kg, mentre il McIntosh MC462 supera i 52 kg.

Naturalmente questo non significa che un amplificatore più pesante suoni meglio.

Significa semplicemente che stiamo osservando due filosofie progettuali completamente diverse.

Da una parte abbiamo un modulo Classe D estremamente compatto che integra alimentazione e amplificazione.

Dall’altra troviamo grandi finali Classe AB costruiti secondo una filosofia molto più tradizionale.

Ed è forse proprio questo il dato più interessante: la potenza e le prestazioni dichiarate non sono necessariamente proporzionali alle dimensioni e al peso dell’apparecchio.


Il Powersoft nel mio impianto Hi-Fi

A questo punto era arrivato il momento di smettere di parlare di numeri e passare all’ascolto.

Per comprendere il carattere del finale ho cercato di mantenere il più possibile la mia catena di riferimento.

Il segnale parte dal mio streamer autocostruito e arriva al Denafrips Pontus, il mio DAC di riferimento.

Dal Pontus il segnale passa al Galion TS-P75, il mio preamplificatore valvolare, e da qui al finale Powersoft che pilota le ESB Gold Five.

Il Galion non dispone di uscite bilanciate, quindi per collegarlo al DigiMod ho utilizzato un collegamento RCA-XLR.

È importante chiarire che in questo caso il segnale rimane sbilanciato: stiamo semplicemente adattando il tipo di connessione all’ingresso del Powersoft.


La prova con Eversolo DMP-A6

Ho voluto effettuare anche una seconda prova utilizzando direttamente il mio Eversolo DMP-A6 come preamplificatore.

L’Eversolo dispone infatti di uscite XLR e permette quindi di collegarlo direttamente agli ingressi bilanciati del Powersoft.

La catena diventa così:

Eversolo DMP-A6 → XLR → Powersoft → ESB Gold Five

In questo modo è stato possibile ascoltare il Powersoft anche senza il Galion nella catena e sfruttare realmente il collegamento bilanciato.

Il confronto è stato interessante perché ha permesso di capire non soltanto come si comporta il finale, ma anche quanto il preamplificatore possa influenzare il risultato complessivo.


Come suona il Powersoft DigiMod?

La prima sensazione durante l’ascolto è stata quella di un amplificatore caratterizzato da grande controllo e facilità di pilotaggio.

Anche aumentando il volume e utilizzando brani più impegnativi, il Powersoft sembra avere sempre una notevole riserva di energia.

Il basso è risultato controllato e preciso, mentre la gamma media è apparsa pulita e trasparente.

Anche la parte alta mantiene una buona definizione senza risultare aggressiva.

La scena è ben organizzata e gli strumenti rimangono facilmente distinguibili.

Più che un singolo aspetto, quello che mi ha colpito è stata la sensazione generale di un amplificatore che affronta la musica con grande facilità.


Galion TS-P75 contro Eversolo DMP-A6

La prova con l’Eversolo DMP-A6 è stata altrettanto interessante.

Collegato direttamente al Powersoft, l’Eversolo ha restituito un risultato molto buono.

Quando però ho reinserito il Galion TS-P75, per il mio ascolto qualcosa è cambiato.

Il preamplificatore valvolare mi ha dato una sensazione che ho preferito, soprattutto per quanto riguarda la scena, la naturalezza e la completezza della riproduzione.

È importante sottolineare che questa è una valutazione d’ascolto legata al mio impianto e a questa specifica combinazione di componenti.

Non significa che un preamplificatore valvolare sia sempre superiore a un preamplificatore digitale.

Significa semplicemente che nel mio sistema il Galion TS-P75 continua a fare molto bene il suo mestiere.


Il confronto con il Marantz Model 30

A questo punto il confronto con il Marantz Model 30 diventa quasi inevitabile.

Anche il Model 30 utilizza una sezione finale in Classe D e, durante quella prova, avevo utilizzato proprio il Galion TS-P75 come preamplificatore.

Utilizzando quindi lo stesso preamplificatore, i due risultati mi sono sembrati sorprendentemente vicini.

Personalmente avevo però percepito nel Marantz qualcosa in più soprattutto nella scena e nella profondità della riproduzione.

Da cosa dipenda esattamente è difficile dirlo.

Potrebbe essere legato alla diversa implementazione del progetto, all’alimentazione o all’interazione tra i diversi elementi che compongono i due amplificatori.

Senza effettuare misure specifiche, però, non sarebbe corretto attribuire questa differenza a un singolo elemento.

Il dato interessante rimane comunque il confronto: due progetti molto diversi che, nel mio impianto, sono arrivati a risultati d’ascolto sorprendentemente vicini.


E se cambiassimo l’alimentazione?

Questa prova mi ha lasciato anche una curiosità.

Cosa succederebbe se un modulo di questo tipo venisse alimentato con un alimentatore lineare invece della sua alimentazione originale?

Potrebbe portare dei vantaggi?

È una domanda interessante, ma senza effettuare una prova diretta non possiamo dare per scontato che un alimentatore lineare porti automaticamente un miglioramento sonoro.

Sarebbe necessario fare una prova controllata per capire se e quanto cambierebbe realmente il comportamento del sistema.


E il DSP?

C’è poi un’altra possibilità interessante.

Il DigiMod può essere integrato con un DSP compatibile, aprendo la strada a progetti ancora più personalizzati.

È un aspetto che rende questa piattaforma particolarmente interessante, perché permette di andare oltre il semplice concetto di modulo di amplificazione e immaginare realizzazioni differenti a seconda delle esigenze.

Ed è forse proprio questo uno degli aspetti più interessanti dell’intero progetto K4Revenge.


Conclusioni: la Classe D non è un suono

Questa prova, insieme a quelle già effettuate con Marantz Model 30 e Arylic LA50, mi ha portato ancora una volta alla stessa conclusione.

Abbiamo davanti tre prodotti completamente diversi per filosofia, dimensioni, potenza e progettazione.

Eppure tutti utilizzano la Classe D.

Questo dimostra quanto sia difficile parlare della Classe D come se avesse un carattere sonoro unico.

La Classe D non è un suono. È una tecnologia.

Il risultato dipende da come viene progettata, implementata e integrata all’interno del prodotto.

Nel caso del Powersoft DigiMod, abbiamo una piattaforma nata per il mondo professionale, capace di offrire una potenza enorme in dimensioni estremamente contenute.

Nel mio impianto ha dimostrato di poter offrire un risultato d’ascolto di livello molto elevato, arrivando anche a confrontarsi con amplificatori Hi-Fi molto più grandi e costosi.

Questo non significa che il Powersoft sia “migliore” di un McIntosh, di un Musical Fidelity o di un Marantz.

Significa qualcosa di più interessante:

la Classe D non merita di essere giudicata sulla base dei vecchi pregiudizi.

Quando viene progettata e implementata adeguatamente, può diventare una soluzione estremamente efficace anche all’interno di un sistema Hi-Fi domestico.

E il Powersoft DigiMod, almeno per quello che ho potuto ascoltare nel mio impianto, ne è un’ulteriore conferma.


Guarda la prova completa

Nel video puoi vedere da vicino la realizzazione K4Revenge, il Powersoft DigiMod 3004PFC2, il confronto con gli altri amplificatori e tutte le prove d’ascolto effettuate nel mio impianto.

Guarda il video completo sul canale YouTube LoScaccianoce.

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