Marantz Model 30: quanto conta davvero la Classe D?

Marantz Model 30, amplificatore integrato con finali Hypex Ncore NC500 OEM in Classe D

Il Marantz Model 30 è un amplificatore integrato che rappresenta bene uno dei cambiamenti più interessanti avvenuti negli ultimi anni nel mondo Hi-Fi: l’ingresso della Classe D anche nelle elettroniche di marchi storicamente associati a soluzioni più tradizionali.

Ed è proprio da qui che nasce la domanda che ha accompagnato tutta questa prova:

quanto conta davvero la Classe D nel determinare il suono di un amplificatore?

Ancora oggi non è difficile incontrare giudizi piuttosto netti su questa tecnologia. Da una parte vengono riconosciuti elevata efficienza, potenza disponibile e capacità di controllo; dall’altra sopravvive l’idea di una riproduzione inevitabilmente più fredda, asciutta o meno coinvolgente rispetto a quella degli amplificatori in Classe A o AB.

Il problema è che un ragionamento di questo tipo rischia di attribuire alla classe di funzionamento dello stadio finale caratteristiche che appartengono invece all’amplificatore nel suo complesso.

Sapere che un finale lavora in Classe D ci fornisce informazioni importanti sul suo principio di funzionamento e sulla sua efficienza, ma non ci permette, da solo, di prevedere il carattere sonoro dell’apparecchio.

Ed è proprio per questo che il Marantz Model 30 rappresenta un caso particolarmente interessante.

Due anime nello stesso amplificatore

Architettura interna del Marantz Model 30 con preamplificazione analogica Marantz e finali Hypex Ncore NC500 OEM in Classe D

La sua architettura mette insieme due mondi apparentemente molto diversi.

Da una parte troviamo una preamplificazione analogica sviluppata da Marantz, nella quale ritroviamo le note circuitazioni discrete HDAM; dall’altra una sezione finale in Classe D basata su due moduli Hypex Ncore NC500 OEM.

Non siamo quindi semplicemente davanti a un amplificatore in Classe D.

Marantz ha scelto una tecnologia di amplificazione sviluppata da uno specialista esterno come Hypex e l’ha inserita all’interno di una propria architettura, intervenendo su tutto ciò che precede e circonda lo stadio finale.

Quanto del carattere del Model 30 dipende allora dagli Hypex? Quanto dalla preamplificazione e dagli HDAM? E quanto dal lavoro complessivo di integrazione e voicing?

Per cercare qualche risposta non ci siamo limitati alla normale prova d’ascolto.

La possibilità di utilizzare separatamente preamplificatore e finale ci ha consentito di effettuare alcuni incroci con le elettroniche Galion presenti nel nostro impianto, cercando di osservare separatamente, per quanto possibile, il contributo delle due sezioni.

Non si tratta naturalmente di un esperimento di laboratorio: guadagni, impedenze e differenti architetture circuitali impongono prudenza nell’interpretazione dei risultati.

Ma proprio questi confronti ci hanno permesso di porci una domanda ancora più interessante:

ha davvero senso parlare del “suono della Classe D”, oppure dovremmo parlare prima di tutto del suono di un progetto?


Marantz: dalla tradizione analogica al Model 30

Per comprendere meglio il Marantz Model 30 e alcune delle scelte tecniche che lo caratterizzano vale la pena fare un piccolo passo indietro.

La storia di Marantz nasce negli anni Cinquanta ed è strettamente legata alla figura di Saul B. Marantz, che iniziò sviluppando apparecchiature audio con l’obiettivo di migliorare la riproduzione dei dischi dell’epoca.

Da quelle prime realizzazioni sarebbe nato uno dei nomi più riconoscibili della storia dell’Hi-Fi.

Nel corso dei decenni il marchio è naturalmente cambiato, così come sono cambiate tecnologie, proprietà industriali e modalità di progettazione. Sarebbe quindi storicamente poco corretto considerare la Marantz contemporanea come una semplice prosecuzione di quella degli anni Cinquanta.

È rimasta però una forte attenzione verso un concetto: l’amplificatore deve essere considerato come un sistema nel quale le diverse sezioni lavorano insieme per raggiungere un determinato risultato.

Ed è proprio in questo contesto che va interpretato il Model 30.

Una nuova generazione Marantz

Presentato nel 2020, il Marantz Model 30 ha rappresentato uno dei primi prodotti di una nuova fase stilistica e progettuale del marchio.

Il cambiamento è evidente già osservando l’apparecchio.

Il piccolo elemento circolare centrale, le superfici laterali texturizzate, l’illuminazione e il pannello frontale su più livelli abbandonano in parte l’impostazione estetica delle generazioni precedenti e introducono un linguaggio che ritroveremo successivamente su numerose elettroniche Marantz.

Ma il cambiamento più interessante, almeno dal nostro punto di vista, si trova all’interno.

Per la sezione finale del Model 30, Marantz sceglie infatti la Classe D, affidandosi alla tecnologia Hypex Ncore.

Una decisione che potrebbe sembrare in contrasto con l’immagine più tradizionale del marchio, ma che racconta bene l’approccio seguito nella progettazione dell’amplificatore: non preservare necessariamente una tecnologia, ma scegliere quella ritenuta più adatta all’obiettivo.

Yoshinori Ogata e il voicing

Yoshinori Ogata durante il lavoro di ascolto e voicing delle elettroniche Marantz

In questa fase della storia recente di Marantz assume particolare importanza Yoshinori Ogata, legato al lavoro di ascolto e messa a punto delle elettroniche del marchio.

Ed è qui che entra in gioco un termine utilizzato spesso nell’Hi-Fi: voicing.

Non va inteso semplicemente come una sorta di equalizzazione utilizzata per creare artificialmente un determinato “suono Marantz”.

È più corretto considerarlo come un processo di valutazione e messa a punto durante lo sviluppo, nel quale differenti scelte progettuali e componentistiche vengono considerate anche in funzione del comportamento complessivo dell’apparecchio.

Nel caso del Model 30 questo aspetto assume particolare interesse, perché Marantz non sviluppa da zero la tecnologia della sezione finale: alla base troviamo una piattaforma Hypex già consolidata.

Il lavoro consiste quindi anche nel decidere come quella tecnologia debba essere alimentata, interfacciata e integrata con il resto dell’amplificatore.

Gli HDAM e l’identità analogica Marantz

Dall’altra parte dell’architettura troviamo uno degli elementi utilizzati da Marantz da molti anni: gli HDAM, Hyper-Dynamic Amplifier Module.

A dispetto del termine “modulo”, non stiamo parlando di moduli di potenza paragonabili agli Hypex.

Gli HDAM sono circuitazioni discrete sviluppate da Marantz e utilizzate in differenti punti del percorso analogico.

Nel Model 30 questa filosofia convive quindi con una tecnologia di amplificazione finale completamente diversa.

Ed è proprio questa convivenza a rendere interessante il progetto: da una parte l’esperienza Marantz nella gestione analogica del segnale, dall’altra l’efficienza e le caratteristiche della piattaforma Hypex Ncore.


Perché Marantz ha scelto la Classe D

Marantz Model 30: tecnologia Hypex Ncore in Classe D integrata nell’architettura analogica Marantz

Arrivati a questo punto la domanda è inevitabile: perché utilizzare la Classe D nel Marantz Model 30?

Efficienza, potenza e ridotta dissipazione termica sono certamente parte della risposta.

Una moderna architettura in Classe D permette infatti di raggiungere potenze elevate con un’efficienza molto superiore rispetto alle tradizionali architetture lineari, riducendo la quantità di energia dissipata sotto forma di calore.

Ma questo non elimina affatto la necessità di progettare correttamente ciò che circonda lo stadio finale.

Ed è qui che entra in gioco Hypex Ncore.

Due Hypex Ncore NC500 OEM

Per il Model 30 Marantz utilizza due Hypex Ncore NC500 OEM, uno per ciascun canale.

La piattaforma Ncore è stata sviluppata con particolare attenzione a parametri quali distorsione, rumore, impedenza d’uscita e comportamento al variare del carico.

Ma la sigla OEM è importante.

L’NC500 OEM è pensato per essere integrato all’interno di apparecchi sviluppati da altri costruttori. Questo significa che il modulo rappresenta una parte fondamentale dello stadio di potenza, ma non costituisce da solo l’intero amplificatore.

Alimentazione, interfacciamento con gli stadi precedenti, gestione del segnale, masse, disposizione delle schede e preamplificazione rimangono elementi del progetto complessivo.

Per questo motivo, due amplificatori che utilizzano la stessa piattaforma Hypex non devono necessariamente essere considerati equivalenti.

Nel Model 30 il risultato dichiarato è una potenza di 100 watt per canale su 8 ohm e 200 watt su 4 ohm.

Numeri che analizzeremo tra poco, perché anche in questo caso è importante capire cosa possiamo realmente dedurre da una specifica tecnica.


Dentro il Marantz Model 30: HDAM, Hypex e costruzione interna

Interno del Marantz Model 30 con circuitazione analogica, alimentazione e sezione finale in Classe D

Una volta rimosso il coperchio, il Marantz Model 30 mostra una costruzione decisamente più articolata di quanto potrebbe far pensare la semplice presenza dei moduli Hypex.

L’interno è organizzato in aree funzionali ben distinte e permette di riconoscere le due anime del progetto: da una parte la sezione analogica sviluppata da Marantz, dall’altra lo stadio finale in Classe D.

Una costruzione suddivisa per funzioni

In un amplificatore convivono circuiti che lavorano con segnali molto piccoli e sezioni chiamate invece a gestire tensioni e correnti decisamente superiori.

La disposizione interna risponde quindi anche alla necessità di organizzare percorsi del segnale, masse, alimentazioni e possibili interferenze.

Nel Model 30 il segnale proveniente dagli ingressi non raggiunge direttamente i moduli Hypex: prima di arrivare allo stadio di potenza attraversa la parte analogica dell’amplificatore.

Ed è qui che incontriamo uno degli elementi caratteristici della filosofia Marantz.

Preamplificazione analogica e HDAM

La sezione di preamplificazione del Model 30 è interamente analogica e utilizza la tecnologia proprietaria Marantz HDAM.

Gli HDAM sono circuitazioni analogiche discrete utilizzate da Marantz in specifiche applicazioni all’interno del percorso del segnale.

Qui è però importante distinguere il dato tecnico dall’interpretazione sonora.

La presenza degli HDAM è un fatto tecnico.

Attribuire direttamente agli HDAM caratteristiche come “calore”, “musicalità” o una determinata spazialità sarebbe invece molto più difficile da dimostrare.

Il carattere percepito nasce dall’interazione dell’intera circuitazione e non può essere ricondotto automaticamente a un singolo componente.

Questa distinzione diventerà particolarmente interessante durante gli incroci tra preamplificatore e finale.

Due finali Hypex indipendenti

Superata la sezione analogica arriviamo al cuore della potenza del Model 30.

I due Hypex Ncore NC500 OEM sono dedicati rispettivamente ai due canali.

Il modulo di potenza è naturalmente un elemento fondamentale, ma ciò che troviamo prima e intorno allo stadio finale continua ad avere importanza.

Ed è proprio per questo che identificare l’intero Model 30 con i suoi moduli Hypex sarebbe una semplificazione.

Alimentazioni per esigenze differenti

Anche l’alimentazione merita attenzione.

La sezione di potenza e la preamplificazione non presentano infatti le stesse esigenze. Nel Model 30 troviamo quindi una gestione differenziata dell’alimentazione, con particolare attenzione alle sezioni analogiche e ai circuiti che trattano segnali di basso livello.

Ed è proprio osservando l’interno che incontriamo un elemento interessante per chi associa automaticamente Classe D e alimentazioni switching: il Model 30 utilizza anche un trasformatore toroidale dedicato alla sezione analogica.

La sua presenza non serve naturalmente ad alimentare direttamente i diffusori attraverso gli stadi Hypex, ma rientra nella scelta di mantenere una gestione dedicata per la parte analogica.

Controllo del volume e stadio phono

Anche il controllo del volume fa parte del percorso del segnale e può avere conseguenze su precisione tra i canali, rumore e comportamento complessivo della preamplificazione.

A questo si aggiunge uno stadio phono compatibile con testine MM e MC, con possibilità di selezionare differenti impostazioni per le testine Moving Coil.

Un’altra indicazione abbastanza chiara della natura del Model 30: nonostante la modernità dello stadio finale, siamo davanti a un amplificatore fortemente orientato alla gestione analogica delle sorgenti.


Marantz Model 30: potenza, specifiche e capacità di pilotaggio

Marantz Model 30: potenza di 100 W su 8 ohm e 200 W su 4 ohm e capacità di pilotaggio

Marantz dichiara per il Model 30 una potenza di 100 watt per canale su 8 ohm e 200 watt per canale su 4 ohm.

Il dato è interessante perché, sulla carta, la potenza raddoppia quando l’impedenza nominale del carico viene dimezzata.

Ma cosa significa realmente?

Da 100 watt a 200 watt

In termini elettrici, ottenere una maggiore potenza su un’impedenza più bassa richiede allo stadio finale una maggiore erogazione di corrente.

Il passaggio dichiarato da 100 W su 8 Ω a 200 W su 4 Ω suggerisce quindi un progetto pensato per lavorare anche con carichi che richiedono correnti superiori.

Non significa però che l’amplificatore possa raddoppiare indefinitamente la propria potenza al diminuire dell’impedenza, né che questi due valori siano sufficienti per prevederne il comportamento con qualsiasi diffusore.

Un diffusore reale non presenta infatti un’impedenza costante: questa varia con la frequenza e può essere accompagnata da una componente reattiva che rende il carico più impegnativo di quanto suggerisca il solo valore nominale.

Per valutare in maniera completa la capacità di pilotaggio servirebbero quindi misure su differenti carichi, andamento della distorsione, corrente disponibile e comportamento delle protezioni.

I 100 e 200 watt dichiarati da Marantz rimangono dati interessanti, ma non rappresentano da soli la dimostrazione della capacità di pilotare qualsiasi diffusore.

Anche il numero di watt può essere facilmente interpretato male.

I watt non raccontano tutto

Tra un amplificatore da 100 watt e uno da 200 watt non esiste un raddoppio della pressione sonora percepibile.

A parità delle altre condizioni, raddoppiare la potenza corrisponde idealmente a un incremento massimo di circa 3 dB.

Nell’utilizzo reale entrano poi in gioco sensibilità dei diffusori, curva d’impedenza, distanza d’ascolto, ambiente e livello sonoro richiesto.

È quindi più corretto parlare di abbinamento amplificatore-diffusore piuttosto che cercare di valutare un apparecchio esclusivamente attraverso il numero di watt.

Specifiche principali del Marantz Model 30

CaratteristicaMarantz Model 30
TipologiaAmplificatore integrato analogico
Amplificazione finaleClasse D
Moduli finali2 × Hypex Ncore NC500 OEM
Potenza dichiarata su 8 Ω100 W per canale
Potenza dichiarata su 4 Ω200 W per canale
PreamplificazioneAnalogica con circuitazione Marantz HDAM
Ingresso phonoMM / MC
Conversione digitale internaNon presente
Streaming integratoNon presente
Utilizzo separato pre/finale

La tabella mette in evidenza anche un’altra caratteristica fondamentale: nonostante la modernità della sezione finale, Marantz ha mantenuto il Model 30 un amplificatore analogico.


Connessioni, stadio phono e versatilità

Il pannello posteriore permette di comprendere ancora meglio questa filosofia.

In un periodo nel quale molti amplificatori integrano DAC, streamer, Bluetooth e HDMI, il Marantz Model 30 rimane fedele a un’impostazione analogica.

Non troviamo ingressi digitali, conversione D/A o funzionalità di rete.

Una scelta che può rappresentare un vantaggio oppure un limite a seconda di come è organizzato il proprio impianto.

Chi utilizza musica liquida dovrà affidarsi a uno streamer, a un DAC esterno o a una sorgente digitale dotata di uscite analogiche.

Chi invece possiede già sorgenti digitali separate può preferire un amplificatore concentrato sulla gestione analogica e sull’amplificazione, mantenendo indipendente una parte digitale soggetta a un’evoluzione tecnologica molto più rapida.

Ingressi analogici e assenza degli XLR

Sul pannello posteriore troviamo diversi ingressi RCA, affiancati da quello dedicato al giradischi.

Mancano invece gli ingressi bilanciati XLR.

Non trasformerei automaticamente questa assenza in un difetto tecnico: in un normale impianto domestico, con collegamenti brevi e apparecchi correttamente progettati, una connessione RCA può essere perfettamente adeguata.

Rimane però una limitazione della dotazione che è giusto segnalare, soprattutto considerando la fascia di appartenenza del Model 30.

Stadio phono MM e MC

Più interessante è l’attenzione dedicata al vinile.

Il Model 30 integra uno stadio phono compatibile sia con testine MM sia con testine MC.

Per le Moving Coil è inoltre possibile intervenire sulle impostazioni disponibili direttamente dal pannello frontale.

Non significa che sia possibile ottenere un adattamento ideale con qualsiasi testina esistente, ma offre una flessibilità superiore rispetto a un ingresso MC completamente fisso.

Pre e finale separabili

Dal punto di vista della nostra prova, però, una delle caratteristiche più interessanti è la possibilità di accedere separatamente alla preamplificazione e allo stadio finale.

Possiamo quindi utilizzare il pre del Marantz con un finale esterno oppure fare l’operazione opposta, pilotando la sezione finale del Model 30 attraverso un altro preamplificatore.

Una flessibilità utile nell’impiego quotidiano, ma che per noi è diventata soprattutto uno strumento di analisi.

È proprio grazie a questa caratteristica che abbiamo potuto effettuare gli incroci con Galion.


Il Marantz Model 30 nel nostro impianto di prova

Marantz Model 30 nel nostro impianto di prova

Per la prova del Marantz Model 30 abbiamo cercato volutamente di non limitarci a una sola configurazione.

L’obiettivo non era soltanto capire come suonasse l’amplificatore, ma osservarne il comportamento con sorgenti e diffusori differenti e, soprattutto, sfruttare la separazione tra pre e finale.

Sorgente e DAC

Come sorgente digitale abbiamo utilizzato il nostro streamer autocostruito, già abitualmente presente nell’impianto.

Per la conversione abbiamo alternato il nostro fidato Denafrips Pontus al Gustard X30.

Non si trattava di realizzare un confronto tra i due DAC, ma di evitare che le impressioni sul Marantz fossero legate esclusivamente a una singola combinazione sorgente-convertitore.

ESB Gold Five e Fyne Audio F55E

Per i diffusori abbiamo alternato le storiche e mastodontiche ESB Gold Five alle più recenti Fyne Audio F55E.

Due soluzioni appartenenti a epoche e filosofie progettuali molto differenti.

Utilizzare entrambe ci ha permesso di osservare meglio alcuni aspetti del comportamento del Model 30, soprattutto in termini di controllo, dinamica ed equilibrio complessivo.

Naturalmente due coppie di diffusori non rappresentano tutti i possibili carichi che un amplificatore può incontrare, ma costituiscono condizioni sufficientemente differenti da rendere il confronto interessante.

Gli incroci con Galion

La parte più particolare della prova è arrivata grazie alle elettroniche Galion TS-P75 e TS-A75.

Abbiamo quindi utilizzato il sistema in tre configurazioni principali:

  • Marantz Model 30 completo, come normale amplificatore integrato;
  • Galion TS-P75 + finale del Model 30, utilizzando il preamplificatore valvolare Galion per pilotare la sezione Hypex;
  • preamplificatore del Model 30 + Galion TS-A75, mantenendo la gestione analogica Marantz e sostituendo lo stadio finale.

Non volevamo stabilire quale combinazione fosse “migliore” in termini assoluti.

L’obiettivo era cercare di capire cosa accade modificando separatamente le due grandi sezioni dell’amplificatore.

Impianto utilizzato

ComponenteModello
Amplificatore in provaMarantz Model 30
SorgenteStreamer autocostruito
DACDenafrips Pontus / Gustard X30
Preamplificatore esternoGalion TS-P75
Finale esternoGalion TS-A75
DiffusoriESB Gold Five / Fyne Audio F55E

A questo punto possiamo finalmente lasciare da parte circuiti e specifiche.

È arrivato il momento di ascoltarlo.


Come suona il Marantz Model 30

Arriviamo inevitabilmente alla domanda che interessa maggiormente chi sta valutando questo amplificatore: come suona il Marantz Model 30?

Prima una precisazione importante.

Quello che segue non è una misura e non pretende di attribuire caratteristiche sonore oggettive a una determinata circuitazione. Si tratta delle impressioni maturate nel nostro impianto, con le sorgenti e i diffusori appena descritti.

Ambiente, diffusori, sorgenti, livelli d’ascolto e preferenze personali hanno inevitabilmente un peso sul giudizio finale.

Fatta questa premessa, il Model 30 ha mostrato fin dai primi ascolti una personalità piuttosto chiara.

Naturalezza e trasparenza

Uno degli aspetti che abbiamo maggiormente apprezzato è la naturalezza con cui il Model 30 presenta il messaggio musicale.

Non abbiamo percepito quella caratterizzazione fredda o eccessivamente asciutta che ancora oggi viene talvolta associata automaticamente alla Classe D.

Allo stesso tempo non definiremmo il Model 30 un amplificatore volutamente caldo o eufonico.

La sensazione è piuttosto quella di una riproduzione equilibrata, trasparente e poco affaticante, capace di mantenere una buona leggibilità quando il programma musicale diventa più complesso.

Scena sonora

Un altro elemento emerso durante la prova riguarda la rappresentazione dello spazio.

Il Model 30 è riuscito a costruire una scena sonora ampia, ben sviluppata e ordinata, nella quale gli strumenti mantengono una buona separazione anche nei passaggi più articolati.

Più che cercare effetti spettacolari, quello che abbiamo apprezzato è stata la capacità di mantenere stabile e coerente la rappresentazione.

Controllo e basse frequenze

Con entrambe le coppie di diffusori abbiamo percepito un ottimo controllo, soprattutto nella gestione delle basse frequenze.

Il basso ci è apparso fermo, articolato e ben definito, senza la sensazione che l’amplificatore perdesse facilmente il controllo quando il programma musicale richiedeva maggiore energia.

Questo naturalmente non permette di affermare che il Model 30 possa pilotare senza difficoltà qualsiasi diffusore.

Possiamo però dire che, nelle configurazioni utilizzate durante la prova, ha mostrato autorevolezza e una buona capacità di mantenere il controllo anche aumentando la richiesta dinamica.

Dinamica ed equilibrio timbrico

Il Model 30 segue con facilità le variazioni d’intensità, mantenendo energia e velocità quando la registrazione lo richiede.

Ciò che abbiamo trovato particolarmente convincente è però il modo in cui questa dinamica viene restituita: rapida ma composta, senza la necessità di enfatizzare artificialmente gli attacchi per dare una sensazione di velocità.

Voci e strumenti acustici risultano presenti e facilmente leggibili, con un buon equilibrio tra dettaglio e corpo.

Anche nella parte superiore dello spettro il dettaglio è presente, ma senza quella brillantezza aggiunta che può inizialmente essere scambiata per maggiore risoluzione.

Nel complesso, il Model 30 ci è apparso naturale, trasparente, controllato e capace di costruire una scena ampia e ordinata.

Ma a questo punto rimaneva la domanda più interessante:

quanto di questa personalità dipende dalla preamplificazione Marantz e quanto dalla sezione finale Hypex?

Per cercare qualche risposta abbiamo separato le due sezioni.


Gli incroci con Galion: quanto contano pre e finale?

Marantz Model 30 e Galion: confronto tra preamplificatore e finale

Il punto di partenza è naturalmente il Model 30 utilizzato nella sua configurazione originale.

Da qui abbiamo iniziato a modificare una sezione alla volta, cercando di mantenere il resto dell’impianto il più possibile coerente.

Galion TS-P75 + finale Hypex del Model 30

Il primo esperimento è stato utilizzare il Marantz Model 30 come solo finale di potenza, affidando la preamplificazione al Galion TS-P75.

Ed è probabilmente questo l’incrocio che ci ha fornito gli spunti più interessanti.

La sezione finale rimane quella del Marantz, quindi continuano a lavorare i due Hypex Ncore NC500 OEM, ma cambia completamente ciò che troviamo a monte: al posto della preamplificazione del Model 30 entra in gioco quella valvolare del Galion.

Il risultato all’ascolto è cambiato in maniera percepibile.

La scena è rimasta altrettanto ampia, ma abbiamo percepito una tessitura armonica differente e una presentazione particolarmente piacevole e coinvolgente.

E qui entra inevitabilmente in gioco anche il gusto personale.

Per alcuni aspetti, questa combinazione ci è piaciuta persino più del Model 30 utilizzato come amplificatore integrato.

Sono davvero le valvole?

La tentazione sarebbe quella di dire semplicemente: sono le valvole.

Ma tecnicamente sarebbe una conclusione troppo facile.

Il Galion TS-P75 non differisce dal preamplificatore Marantz soltanto per la presenza delle valvole. Cambiano architettura circuitale, guadagno, caratteristiche elettriche dello stadio d’uscita e modalità d’interfacciamento con lo stadio successivo.

Le valvole possono certamente contribuire al risultato, ma non possiamo attribuire con certezza a esse sole la differente tessitura armonica percepita.

Quello che possiamo affermare è che, sostituendo la preamplificazione Marantz e mantenendo esattamente la sezione finale Hypex, la personalità complessiva del sistema è cambiata chiaramente.

Ed è già un’indicazione molto interessante.

Preamplificatore Marantz + Galion TS-A75

A questo punto abbiamo effettuato l’esperimento opposto.

Abbiamo mantenuto la sezione di preamplificazione del Marantz Model 30, affidando però il pilotaggio dei diffusori al Galion TS-A75.

Questa volta rimane quindi la gestione analogica del segnale Marantz, mentre cambia lo stadio finale.

Ed è proprio mettendo insieme i risultati dei due esperimenti che ha iniziato a emergere quella che consideriamo una delle osservazioni più interessanti dell’intera prova.

Cosa ci hanno detto questi incroci?

La nostra impressione è che una parte importante dell’identità sonora del Model 30 venga definita proprio dalla sua sezione di preamplificazione analogica.

Sottolineiamo volutamente la parola impressione: stiamo parlando di un confronto d’ascolto, non di una misura capace di isolare scientificamente il contributo di ogni singolo stadio.

Quando abbiamo mantenuto la sezione finale Hypex cambiando ciò che la pilotava, il carattere complessivo del sistema è cambiato in maniera chiaramente percepibile.

Questo ci dice qualcosa di interessante anche sui finali del Model 30.

Con il Galion TS-P75 collegato direttamente alla sezione di potenza, gli Hypex hanno permesso al cambiamento introdotto a monte di emergere con chiarezza.

Non significa che gli NC500 siano completamente neutrali o privi di una propria influenza sul risultato: qualsiasi stadio reale possiede caratteristiche e limiti propri.

Significa semplicemente che, nel nostro confronto, il cambio di preamplificazione è rimasto chiaramente percepibile utilizzando gli stessi finali.

Allo stesso modo, sarebbe troppo semplice concludere che abbiamo individuato negli HDAM il responsabile del cosiddetto “suono Marantz”.

La preamplificazione comprende circuitazioni, alimentazione, controllo del volume, stadi d’ingresso e interfacciamento con il finale. I nostri ascolti non consentono di stabilire quanto contribuisca individualmente ciascuno di questi elementi.

È quindi più ragionevole interpretare ciò che abbiamo ascoltato come il risultato dell’interazione tra queste sezioni e del lavoro complessivo di integrazione e voicing svolto da Marantz.

Gli incroci con Galion ci hanno dato quindi un indizio importante:

la Classe D conta, ma da sola non è sufficiente a raccontare il carattere del Model 30.


Marantz Model 30: conclusioni della recensione

Arrivati alla fine di questa recensione del Marantz Model 30, possiamo finalmente tornare alla domanda dalla quale eravamo partiti:

il Model 30 riesce a mantenere una propria identità pur utilizzando una moderna sezione finale in Classe D?

Per quello che abbiamo ascoltato, la risposta è sì.

Utilizzato come amplificatore integrato, il Model 30 ci ha restituito una riproduzione naturale e trasparente, accompagnata da un ottimo controllo dei diffusori e da una scena sonora ampia, ordinata e ben sviluppata.

Ma sono stati soprattutto gli incroci con le elettroniche Galion a rendere questa prova interessante.

Separando preamplificatore e finale abbiamo avuto l’impressione che una parte importante della personalità del Model 30 venga definita dalla sua sezione analogica.

Allo stesso tempo, utilizzando il preamplificatore valvolare Galion TS-P75 con la sezione finale Hypex del Marantz, abbiamo ottenuto una presentazione differente, caratterizzata da una tessitura armonica che abbiamo trovato particolarmente piacevole e coinvolgente.

Per alcuni aspetti, e secondo il nostro gusto personale, questa combinazione ci è piaciuta persino di più.

Non possiamo attribuire con certezza questa differenza alle sole valvole, così come non possiamo isolare attraverso l’ascolto il contributo degli HDAM.

Possiamo però osservare che la sezione finale del Model 30 ha saputo lavorare molto bene anche con una preamplificazione completamente diversa, lasciandone emergere chiaramente il carattere.

Punti di forza e limiti

Tra gli aspetti che abbiamo maggiormente apprezzato troviamo controllo, naturalezza, trasparenza e capacità di ricostruzione della scena, insieme alla possibilità di utilizzare separatamente preamplificatore e finale e alla presenza di uno stadio phono compatibile con testine MM e MC.

La scelta di mantenere il Model 30 completamente analogico sarà invece valutata diversamente a seconda dell’impianto.

Chi possiede già DAC e streamer può considerarla perfettamente coerente; chi cerca un amplificatore all-in-one deve tenere conto dell’assenza di DAC, streaming, HDMI e ingressi digitali.

Mancano inoltre connessioni bilanciate XLR e, considerando la fascia dell’apparecchio, avremmo apprezzato un telecomando retroilluminato.

Quanto conta davvero la Classe D?

Alla fine la risposta è forse più semplice di quanto sembrasse all’inizio.

La Classe D conta, ma non racconta tutta la storia del Marantz Model 30.

Descrive la tecnologia utilizzata dalla sua sezione finale, non l’intero amplificatore.

Preamplificazione, HDAM, alimentazioni, interfacciamento tra gli stadi e implementazione dei moduli Hypex partecipano tutti al risultato finale.

Ed è proprio questo il punto che il Model 30 ci ha ricordato durante questa prova:

giudicare un amplificatore esclusivamente dalla sua classe di funzionamento significa fermarsi all’etichetta e perdere di vista il progetto nel suo insieme.

Il Marantz Model 30, da questo punto di vista, ne è un esempio particolarmente interessante.

Non perché dimostri che la Classe D “suona come Marantz”.

Ma perché ci ricorda quanto sia più utile chiedersi come è stato progettato un amplificatore, prima ancora di chiedersi a quale classe appartenga.

🎬 Guarda la recensione completa del Marantz Model 30

Vuoi approfondire la prova e vedere il Marantz Model 30 direttamente nel nostro impianto?

Nel video sul canale YouTube LoScaccianoce analizziamo più da vicino costruzione, soluzioni tecniche e caratteristiche del Model 30, per poi passare alla prova d’ascolto e agli interessanti incroci con le elettroniche Galion, utilizzando separatamente preamplificazione e sezione finale.

Un modo diverso per cercare di capire quanto conta davvero la Classe D e quanto, invece, conta il progetto nel suo insieme.

▶️ Guarda il video completo: Marantz Model 30 – Quanto conta davvero la Classe D?

Buona visione e, come sempre… che la musica sia sempre con te! 🎶

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