
Il BRZHIFI TELOS-590 è davvero un clone del Goldmund Telos oppure è un amplificatore che ne riprende soltanto alcune soluzioni progettuali? È una domanda che mi sono posto fin da quando ho deciso di acquistare questo integrato in Classe AB, un apparecchio che, con una spesa complessiva di circa 1.000 euro, promette caratteristiche tecniche e una costruzione decisamente interessanti.
Dopo averlo provato nel mio impianto e in altre configurazioni, ho pubblicato una videorecensione nella quale ho raccontato le mie impressioni d’ascolto e mostrato la costruzione interna.
Ma il confronto con Goldmund ha aperto una discussione ancora più interessante: quali sono le reali origini del circuito? Quali transistor utilizza? E potrebbe esserci anche un collegamento con i celebri circuiti Kaneda e con la tradizione giapponese degli amplificatori a MOSFET laterali?
In questo approfondimento cercheremo di rispondere a queste domande, distinguendo ciò che possiamo verificare, le caratteristiche dichiarate dal produttore e le ipotesi che richiedono ulteriori conferme.
Goldmund Telos: da dove nasce l’idea del clone?
Per comprendere il BRZHIFI TELOS-590 dobbiamo partire dal marchio che ha ispirato il suo nome: Goldmund.
L’azienda svizzera, fondata nel 1978, occupa da molti anni una posizione particolare nel panorama dell’alta fedeltà di fascia alta. La sua filosofia progettuale attribuisce grande importanza alla precisione della riproduzione, alla risposta ai transienti, alla larghezza di banda e alla capacità dell’amplificatore di mantenere un comportamento stabile anche quando deve pilotare carichi complessi.
Uno degli aspetti caratteristici della tecnologia Goldmund è l’attenzione al comportamento temporale del segnale.
Un amplificatore non deve soltanto fornire una determinata quantità di potenza: deve anche riprodurre correttamente le variazioni del segnale musicale, mantenendo sotto controllo distorsione, stabilità e interazione con i diffusori.
In questo contesto rientrano la scelta dei dispositivi finali, la configurazione della retroazione, la gestione dell’alimentazione e il dimensionamento delle sezioni di uscita.
Goldmund dichiara inoltre l’impiego di MOSFET laterali nella propria tecnologia di amplificazione, dispositivi particolarmente interessanti per alcune caratteristiche elettriche e termiche.
Tuttavia, non basta utilizzare MOSFET laterali o adottare una configurazione circuitale simile per riprodurre automaticamente le prestazioni di un Goldmund.
Ed è proprio qui che nasce la questione del BRZHIFI.
Che cosa significa realmente clonare un amplificatore?
Nel settore Hi-Fi il termine clone viene spesso utilizzato con una certa leggerezza.
In realtà dovremmo distinguere tre situazioni differenti.
Clone circuitale: un amplificatore che riproduce sostanzialmente lo schema elettrico di un altro progetto, eventualmente con componenti, alimentazione o realizzazione differenti.
Progetto derivato o ispirato: un amplificatore che riprende alcune soluzioni circuitali, ma le modifica o le integra in una struttura differente.
Somiglianza commerciale: un prodotto che richiama un altro apparecchio attraverso il nome, l’estetica o alcune caratteristiche generali, senza che sia stata dimostrata una vera parentela circuitale.
Nel caso del BRZHIFI TELOS-590, l’accostamento al Goldmund è evidente già dalla denominazione.
Ma per parlare di clone in senso strettamente tecnico servirebbe un confronto diretto tra gli schemi elettrici.
E, almeno per il momento, questo confronto non è disponibile.
Goldmund Telos 590 e BRZHIFI TELOS-590: il confronto tecnico

Un riferimento utile è rappresentato dal Goldmund Telos 590 NextGen II, amplificatore integrato stereo appartenente alla precedente gamma del costruttore svizzero.
È importante precisare che la famiglia Telos ha conosciuto diverse evoluzioni: il NextGen II è un modello del quale disponiamo di documentazione pubblica, ma non possiamo affermare che rappresenti necessariamente la specifica versione presa a riferimento da BRZHIFI.
Il Goldmund Telos 590 NextGen II è un amplificatore in Classe AB con una potenza dichiarata di 215 watt per canale su 8 ohm, secondo IEC 60065 e con una distorsione dell’1%.
Per il funzionamento su 4 ohm viene riportata una potenza di 280 watt per canale.
Si tratta inoltre di un integrato che comprende una sezione digitale, con ingressi USB, ottico e coassiale, oltre agli ingressi analogici RCA.
Il BRZHIFI TELOS-590 segue invece un’impostazione più essenziale: amplificazione analogica, ingressi RCA e XLR, controllo del volume a relè e una sezione di alimentazione separata in più parti.
Le caratteristiche a confronto
| Caratteristica | BRZHIFI TELOS-590 | Goldmund Telos 590 NextGen II |
|---|---|---|
| Tipologia | Integrato stereo | Integrato stereo |
| Classe | AB dichiarata | AB |
| Potenza su 8 Ω | 150 W × 2 dichiarati | 215 W × 2 dichiarati |
| Potenza su 4 Ω | 200 W × 2 dichiarati | 280 W × 2 dichiarati |
| Ingressi analogici | RCA e XLR | 5 ingressi stereo RCA |
| Ingressi digitali | Assenti | USB, ottico, coassiale |
| DAC integrato | No | Sì |
| Stadio finale | MOSFET dichiarati, sigle da confermare | Dispositivi FET |
| Controllo volume | 128 passi a relè dichiarati | Controllo elettronico |
I dati riportati provengono dalle specifiche commerciali e dalla documentazione disponibile. Le potenze non derivano da misurazioni effettuate nelle stesse condizioni e non costituiscono quindi un confronto strumentale diretto.
Le differenze sono evidenti, soprattutto per quanto riguarda la sezione digitale e la gestione degli ingressi.
Ma questo non basta per escludere eventuali somiglianze negli stadi di amplificazione.
Un produttore potrebbe infatti riprendere uno stadio finale esistente e realizzare attorno a esso un apparecchio con alimentazione, preamplificazione e funzionalità differenti.
Per questo motivo, il confronto delle caratteristiche tecniche è soltanto un punto di partenza.
La domanda decisiva rimane: il circuito di amplificazione del BRZHIFI riproduce realmente quello di un Goldmund Telos?
Senza uno schema attendibile dei due apparecchi non possiamo ancora rispondere.
Dentro il BRZHIFI TELOS-590: come è costruito?

Una delle ragioni che mi hanno spinto ad acquistare il BRZHIFI TELOS-590 è stata proprio la sua costruzione interna.
Una volta rimosso il coperchio, ci troviamo davanti a un’organizzazione dei componenti che merita attenzione.
L’alimentazione occupa una parte importante del telaio, con due grandi trasformatori toroidali principali e altri due trasformatori più piccoli dedicati alle sezioni ausiliarie.
Sono presenti inoltre otto condensatori elettrolitici Nippon Chemi-Con da 6.800 µF e 71 V ciascuno.
Le schede di amplificazione sono disposte in prossimità dei dissipatori, ai quali sono fissati i dispositivi di potenza.
L’insieme suggerisce un progetto che dedica una parte significativa delle proprie risorse alla sezione di alimentazione e alla gestione della potenza.
Ma vediamo perché queste scelte possono essere interessanti.
Alimentazione: perché utilizzare più trasformatori?

L’utilizzo di trasformatori separati permette di organizzare le alimentazioni in modo da ridurre, almeno potenzialmente, le interferenze tra sezioni che svolgono funzioni differenti.
Lo stadio finale, per esempio, richiede correnti elevate e variabili in funzione del segnale musicale e del carico.
Le sezioni di controllo e preamplificazione hanno invece esigenze diverse, soprattutto in termini di rumore e stabilità delle tensioni.
Separare alcune alimentazioni può quindi rappresentare una scelta sensata.
Non significa, però, che la presenza di quattro trasformatori garantisca automaticamente prestazioni superiori.
Per valutare l’efficacia della soluzione bisognerebbe conoscere i collegamenti, le masse, i raddrizzatori, gli eventuali regolatori e il comportamento delle tensioni sotto carico.
È davvero un amplificatore dual-mono?
La presenza di due trasformatori principali suggerisce una certa separazione tra i canali.
Tuttavia, il termine dual-mono dovrebbe essere utilizzato soltanto dopo aver verificato il reale grado di indipendenza delle due sezioni.
Due trasformatori non dimostrano, da soli, che l’intero amplificatore sia costituito da due circuiti completamente separati.
Possiamo quindi riconoscere una struttura di alimentazione articolata, senza attribuirle caratteristiche che non abbiamo ancora verificato attraverso uno schema elettrico.
I condensatori Nippon Chemi-Con

Gli otto condensatori di filtro da 6.800 µF rappresentano un altro elemento interessante.
La loro funzione è contribuire al livellamento delle tensioni raddrizzate e fornire energia durante le variazioni della richiesta di corrente.
In un amplificatore di potenza, il dimensionamento dell’alimentazione può influenzare il comportamento sotto carico, soprattutto durante i transienti musicali più impegnativi.
Attenzione, però: la sola capacità nominale dei condensatori non permette di stabilire quanto sia efficace un’alimentazione.
Bisogna considerare anche la configurazione dei componenti, la tensione di lavoro, le caratteristiche dei trasformatori, i raddrizzatori e le impedenze presenti nel circuito.
In altre parole, una buona alimentazione non si giudica semplicemente contando i microfarad.
Il controllo del volume a 128 passi

Il BRZHIFI TELOS-590 utilizza, secondo le specifiche dichiarate, un sistema di attenuazione a relè con 128 livelli di regolazione.
Il produttore indica l’impiego di relè Omron.
Una rete resistiva commutata può offrire vantaggi nella ripetibilità dell’attenuazione e nel bilanciamento dei canali, purché sia realizzata con componenti adeguati e con una corretta disposizione circuitale.
È una soluzione tecnicamente interessante, anche se la sua qualità non dipende soltanto dalla presenza dei relè.
Un’altra precisazione riguarda gli ingressi XLR: la presenza di connessioni bilanciate non dimostra necessariamente che tutto il percorso di amplificazione sia completamente bilanciato.
Anche questo è un aspetto che richiederebbe un’analisi più approfondita del circuito.
I MOSFET laterali del BRZHIFI TELOS-590: finalmente qualche indizio concreto
Arriviamo a uno degli aspetti più interessanti di questa analisi.
Nelle descrizioni commerciali del BRZHIFI TELOS-590 vengono citati i transistor 2SK1058 e 2SJ162, una coppia complementare di MOSFET laterali storicamente associata a Hitachi e successivamente documentata da Renesas.
La documentazione commerciale presenta però alcune incongruenze.
In alcune descrizioni, per esempio, questi dispositivi vengono associati al marchio Toshiba, mentre le sigle appartengono alla nota famiglia Hitachi/Renesas.
Questo rende particolarmente importante verificare ciò che è realmente montato nell’amplificatore.
Che cosa mostrano le fotografie del mio esemplare?

Dopo la videorecensione ho esaminato più attentamente alcune fotografie ravvicinate dei dispositivi finali presenti nei due canali.
In ciascuno dei dettagli fotografici sono visibili due transistor di potenza fissati al dissipatore mediante staffe metalliche.
Il contenitore e la disposizione risultano compatibili con l’impiego di una coppia complementare di MOSFET laterali.
Ma il particolare più interessante riguarda le marcature.
In una fotografia sembra possibile distinguere la sigla J162, mentre nell’altra alcuni caratteri appaiono compatibili con K1058.
È un dettaglio significativo, perché sui dispositivi di questa famiglia le marcature possono riportare le sigle abbreviate rispetto alla denominazione completa 2SJ162 e 2SK1058.
Il confronto con fotografie di riferimento mostra inoltre una certa somiglianza nella forma del contenitore e nella posizione delle marcature.
Dobbiamo però mantenere la necessaria prudenza.
Le staffe di fissaggio e le viti nascondono una parte importante della superficie dei transistor. Le immagini disponibili non permettono quindi una lettura completa e inequivocabile delle sigle.
Possiamo affermare che le fotografie forniscono indizi compatibili con l’impiego della coppia 2SK1058/2SJ162, ma non ancora una conferma definitiva.
Anche qualora riuscissimo a leggere interamente le marcature, rimarrebbe distinta la questione dell’autenticità dei componenti.
Si tratta infatti di dispositivi storici per i quali la disponibilità di esemplari originali merita particolare attenzione.
MOSFET laterali Hitachi: perché sono importanti nella storia dell’Hi-Fi?

Per comprendere l’interesse verso questi transistor dobbiamo tornare alla storia dell’amplificazione a stato solido.
Tra gli anni Settanta e Ottanta, Hitachi contribuì alla diffusione dei MOSFET di potenza destinati alle applicazioni audio.
La tecnologia dei MOSFET laterali offriva ai progettisti caratteristiche interessanti per la realizzazione di stadi finali lineari.
La coppia complementare 2SK1058/2SJ162 appartiene a questa tradizione.
Il 2SK1058 è un dispositivo N-channel, mentre il 2SJ162 è il suo complementare P-channel.
Questa complementarità consente di impiegarli in configurazioni push-pull, nelle quali i dispositivi collaborano alla riproduzione delle semionde del segnale.
Quali vantaggi possono offrire?
I MOSFET laterali destinati all’audio presentano caratteristiche che possono facilitare la progettazione dello stadio finale, in particolare per quanto riguarda la gestione della polarizzazione e il comportamento termico.
Le loro proprietà elettriche possono contribuire alla realizzazione di amplificatori stabili e lineari, ma soltanto se i dispositivi vengono utilizzati correttamente.
Questo punto è fondamentale.
Non possiamo affermare che un amplificatore con MOSFET laterali suoni necessariamente meglio di uno con transistor bipolari o MOSFET di altra tipologia.
Il risultato dipende dall’intero progetto: stadio d’ingresso, amplificazione in tensione, driver, polarizzazione, retroazione, alimentazione e compensazione.
Inoltre, la documentazione Renesas indica il 2SK1058 come dispositivo non raccomandato per nuovi progetti.
Questo non significa che un amplificatore che lo utilizza sia necessariamente inaffidabile, ma rende importante conoscere la provenienza dei componenti e la disponibilità di eventuali ricambi.
Che cosa ci dice tutto questo sul BRZHIFI?
Se venisse confermata la presenza della coppia 2SK1058/2SJ162, avremmo identificato un elemento importante dello stadio finale.
Sapremmo che il costruttore ha scelto dispositivi appartenenti a una famiglia storicamente utilizzata nell’amplificazione audio.
Ma non sapremmo ancora se il circuito sia stato copiato da Goldmund, da un altro costruttore oppure sviluppato autonomamente.
Gli stessi transistor possono essere utilizzati in amplificatori con schemi completamente differenti.
Ed è proprio questa considerazione che ci porta a un’altra questione emersa durante la discussione sul TELOS-590.
Circuiti Kaneda: esiste un collegamento con il BRZHIFI TELOS-590?

Tra i commenti ricevuti dopo la pubblicazione della videorecensione, un appassionato ha suggerito un possibile collegamento con i circuiti Kaneda e con la storia dei primi amplificatori giapponesi a MOSFET laterali.
È un’osservazione interessante, perché ci permette di ampliare il discorso oltre il semplice confronto con Goldmund.
Ma chiariamo innanzitutto un aspetto.
Il nome Kaneda non identifica un unico circuito.
Nella storia dell’Hi-Fi e dell’autocostruzione giapponese esistono diversi progetti riconducibili a questa tradizione, sviluppati con configurazioni e componenti differenti.
Di conseguenza, parlare genericamente di circuito Kaneda senza indicare uno schema preciso può generare confusione.
Kaneda, Hiraga e la tradizione degli amplificatori giapponesi
Un riferimento storico interessante è rappresentato dagli articoli di Jean Hiraga dedicati agli amplificatori in Classe A.
In uno di questi viene presentato un progetto da 20 watt con uno stadio d’uscita di tipo reversed Darlington, o Darlington inverso, realizzato mediante transistor bipolari.
Nello stesso approfondimento vengono richiamati anche i progetti Kaneda da 15 e 50 watt.
È importante distinguere questi riferimenti: il progetto da 20 watt descritto da Hiraga non è semplicemente uno schema Kaneda riprodotto senza modifiche.
Questo esempio ci aiuta a comprendere quanto sia facile confondere circuiti appartenenti alla stessa epoca o tradizione progettuale.
Il fatto che due amplificatori condividano alcuni componenti, principi generali o soluzioni tecniche non dimostra che uno derivi direttamente dall’altro.
Come potremmo verificare una derivazione da Kaneda?
Per sostenere seriamente questa ipotesi dovremmo individuare lo specifico schema Kaneda indicato come riferimento.
Successivamente bisognerebbe confrontarlo con quello del BRZHIFI TELOS-590, esaminando almeno:
- la configurazione dello stadio d’ingresso;
- lo stadio di amplificazione in tensione;
- i circuiti driver;
- lo stadio finale e i dispositivi utilizzati;
- il sistema di polarizzazione;
- la rete di retroazione;
- le compensazioni e le alimentazioni.
Solo un confronto di questo tipo permetterebbe di stabilire se esista una reale parentela circuitale.
Per il momento, quindi, il collegamento con Kaneda rimane un’ipotesi interessante, ma non dimostrata.
E questo non riduce il valore dell’osservazione: al contrario, indica una possibile direzione per ulteriori approfondimenti.
Clone Goldmund o circuito Kaneda: cosa conta davvero?
A questo punto possiamo fare una considerazione più ampia.
Anche se il BRZHIFI TELOS-590 utilizzasse realmente la coppia 2SK1058/2SJ162 e anche se il suo circuito mostrasse somiglianze con un progetto storico, questo non basterebbe a stabilirne le prestazioni.
Due amplificatori realizzati partendo da uno schema simile possono comportarsi in modo differente.
Le ragioni sono numerose: qualità e tolleranza dei componenti, disposizione delle piste, gestione delle masse, alimentazione, dissipazione termica, regolazione della corrente di riposo e stabilità con carichi differenti.
Anche il processo produttivo e i controlli effettuati sugli apparecchi finiti possono fare una differenza importante.
Un circuito interessante non è automaticamente un buon amplificatore.
Allo stesso modo, un amplificatore economico non è necessariamente inferiore soltanto perché viene venduto a un prezzo più basso.
Il costo finale di un prodotto comprende infatti elementi molto diversi: progettazione, componentistica, produzione, distribuzione, assistenza, garanzia, struttura commerciale e posizionamento del marchio.
Per questo motivo, ridurre il confronto tra BRZHIFI e Goldmund a una semplice questione di prezzo sarebbe poco corretto.
La domanda più utile è un’altra: quanto è valido il BRZHIFI TELOS-590 come amplificatore, indipendentemente dalla sua possibile origine circuitale?
La prova d’ascolto del BRZHIFI TELOS-590
Ed eccoci alla parte che posso raccontare attraverso la mia esperienza diretta.
Ho acquistato personalmente il BRZHIFI TELOS-590, sostenendo una spesa complessiva nell’ordine dei 1.000 euro.
L’ho utilizzato inizialmente nel mio impianto, collegandolo alle ESB Gold Five e a una coppia di diffusori autocostruiti con altoparlanti Scan-Speak.
Successivamente ho avuto l’opportunità di ascoltarlo anche in altre configurazioni.
Presso HiFiFriend, insieme a Paolo Ansalone, lo abbiamo provato con le ELAC Vela FS 408.2.
Un’altra sessione si è svolta nell’impianto di Antonio Scanferlato, con diffusori ATC SCM20PSL e streamer Audiolab 9000N.
Queste prove mi hanno permesso di ascoltare l’amplificatore in ambienti differenti e con diffusori dalle caratteristiche diverse.
Le mie impressioni
Ciò che mi ha colpito maggiormente è stato l’equilibrio complessivo della riproduzione.
Il TELOS-590 mi ha restituito una buona sensazione di controllo, una gamma bassa convincente e una dinamica capace di mantenere ordine anche durante i passaggi musicali più impegnativi.
Ho apprezzato inoltre la capacità di riprodurre i dettagli senza che, nel mio impianto, il risultato diventasse eccessivamente aggressivo.
Sono caratteristiche che ho ritrovato, con le inevitabili differenze dovute agli ambienti e ai diffusori, anche nelle altre sessioni.
Le impressioni raccolte sono state complessivamente molto positive.
Naturalmente, si tratta di valutazioni soggettive d’ascolto, non di misure strumentali o confronti controllati in cieco.
Non ho effettuato neppure un confronto diretto, nelle medesime condizioni, con un Goldmund Telos 590.
Di conseguenza, non sarebbe corretto affermare che il BRZHIFI suoni come il Goldmund o che ne raggiunga una determinata percentuale delle prestazioni.
Posso però affermare che, nel contesto delle prove effettuate, il TELOS-590 mi ha convinto molto, soprattutto considerando il prezzo d’acquisto.
I limiti del BRZHIFI TELOS-590
Un’analisi completa deve necessariamente considerare anche gli aspetti meno convincenti e le questioni ancora aperte.
Documentazione tecnica incompleta
Non disponiamo di uno schema elettrico completo che permetta di ricostruire con precisione tutti gli stadi dell’amplificatore.
Questo limita la possibilità di verificare le affermazioni relative alla sua origine circuitale.
Anche alcune soluzioni indicate nelle descrizioni commerciali, come il cosiddetto Super Regulator, non possono essere identificate con certezza nelle fotografie disponibili.
Mancanza di misure strumentali indipendenti
I valori di potenza, distorsione, rapporto segnale/rumore e fattore di smorzamento rimangono quelli dichiarati dal produttore.
Per verificarli sarebbe necessaria una sessione di misure al banco, con condizioni di prova definite e carichi adeguati.
Una prova d’ascolto può fornire indicazioni importanti sull’esperienza d’uso, ma non sostituisce queste verifiche.
Telecomando e praticità

Il telecomando è uno degli elementi che mi hanno convinto meno.
La costruzione in plastica è piuttosto economica e il funzionamento richiede un orientamento abbastanza preciso verso l’apparecchio.
Non è un problema che riguarda la qualità audio, ma è un dettaglio che avrei preferito vedere maggiormente curato.
Affidabilità e assistenza
Rimane infine la questione dell’affidabilità a lungo termine.
Le prove effettuate non permettono di stabilire come si comporterà l’amplificatore dopo anni di utilizzo.
Inoltre, acquistando direttamente da un produttore estero, è opportuno verificare attentamente le condizioni di garanzia, la disponibilità dei ricambi e le modalità di gestione di eventuali riparazioni.
Sono aspetti che fanno parte del valore complessivo di un apparecchio Hi-Fi e che non devono essere sottovalutati.
Conclusioni: il BRZHIFI TELOS-590 è davvero un clone del Goldmund?
Siamo arrivati alla domanda dalla quale siamo partiti.
Il BRZHIFI TELOS-590 è un clone del Goldmund Telos?
Per il momento non abbiamo elementi sufficienti per affermarlo con certezza.
Il richiamo a Goldmund è evidente e alcune caratteristiche tecniche rendono interessante l’ipotesi di una parentela progettuale.
L’esame delle fotografie interne ha inoltre aggiunto un dettaglio significativo: le marcature parzialmente visibili dei transistor finali sembrano compatibili con la coppia complementare di MOSFET laterali Hitachi 2SK1058/2SJ162, già citata nelle descrizioni commerciali.
È un indizio concreto, ma non ancora una prova definitiva.
Anche il possibile collegamento con i circuiti Kaneda merita ulteriori ricerche, senza però confondere una somiglianza tecnica con una derivazione documentata.
Quello che possiamo valutare direttamente, invece, è il comportamento dell’amplificatore durante le prove.
E sotto questo aspetto il mio giudizio rimane molto positivo.
Per una spesa nell’ordine dei 1.000 euro, il BRZHIFI TELOS-590 mi ha offerto una qualità d’ascolto che considero decisamente convincente.
La costruzione interna presenta soluzioni interessanti e il comportamento con i diffusori utilizzati nelle diverse sessioni mi ha lasciato un’ottima impressione.
Restano naturalmente le incognite relative all’assistenza, all’affidabilità nel tempo e alla documentazione tecnica.
Ma credo che questo amplificatore rappresenti un esempio interessante di quanto sia importante giudicare un prodotto senza pregiudizi.
Non basta un marchio prestigioso per garantire automaticamente un risultato superiore, così come non basta un prezzo contenuto per definire mediocre un apparecchio.
Un amplificatore deve essere valutato per il suo progetto, per la qualità della realizzazione, per le prestazioni effettive e per i compromessi che comporta il suo acquisto.
La sua origine circuitale può raccontarci una storia interessante, ma quella storia deve essere ricostruita attraverso elementi tecnici verificabili.
È questa la filosofia che cerco di portare avanti su LoScaccianoce: curiosità, ascolto, approfondimento tecnico e libertà di giudizio.
Domande frequenti sul BRZHIFI TELOS-590
Il BRZHIFI TELOS-590 è un clone del Goldmund?
Il BRZHIFI TELOS-590 richiama chiaramente la famiglia Goldmund Telos, ma non disponiamo di un confronto completo degli schemi elettrici che permetta di dimostrare una copia circuitale. È quindi più corretto parlare di presunto clone o di progetto ispirato.
Quali MOSFET utilizza il BRZHIFI TELOS-590?
Le descrizioni commerciali citano la coppia complementare 2SK1058/2SJ162. Nelle fotografie del nostro esemplare alcune marcature sembrano compatibili con le sigle abbreviate K1058 e J162, ma l’identificazione non è ancora definitiva.
Che cosa sono i MOSFET laterali Hitachi?
Sono dispositivi a semiconduttore utilizzati anche negli stadi finali degli amplificatori audio. Alcuni modelli storici, come 2SK1058 e 2SJ162, presentano caratteristiche adatte alla progettazione di amplificatori lineari. Il loro impiego non garantisce però, da solo, una qualità sonora superiore.
Il circuito del TELOS-590 deriva da Kaneda?
È un’ipotesi emersa durante la discussione tecnica sul prodotto. Per verificarla occorrerebbe identificare uno specifico schema Kaneda e confrontarlo con il circuito del BRZHIFI. Al momento non esistono elementi sufficienti per confermare questa derivazione.
Il BRZHIFI TELOS-590 vale circa 1.000 euro?
In base alla mia esperienza d’ascolto, considero il rapporto tra prezzo e prestazioni percepite molto interessante. Prima dell’acquisto bisogna però valutare anche assistenza, garanzia, disponibilità dei ricambi e affidabilità nel lungo periodo.
Guarda la videorecensione del BRZHIFI TELOS-590
In questo articolo abbiamo approfondito soprattutto il progetto, la costruzione e le possibili origini circuitali dell’amplificatore.
Per vedere il BRZHIFI TELOS-590 da vicino, osservare l’interno dell’apparecchio e conoscere tutte le mie impressioni d’ascolto, puoi guardare la videorecensione completa pubblicata sul canale YouTube LoScaccianoce.
Se hai informazioni tecniche documentate sul circuito, fotografie dei dispositivi finali o schemi che permettano di approfondire il collegamento con Goldmund e Kaneda, condividile nei commenti. Sarà interessante continuare questa analisi con nuovi elementi verificabili.
Fonti e documentazione tecnica
Per chi desidera approfondire gli aspetti tecnici e storici trattati nell’articolo, riporto alcuni riferimenti utili.
- Goldmund – Telos 590 NextGen II: scheda tecnica ufficiale
- Goldmund – Tecnologia Telos e MOSFET laterali
- What Hi-Fi? – Recensione e caratteristiche del Goldmund Telos 590 NextGen II
- BRZHIFI – Pagina commerciale del TELOS-590
- Renesas – Documentazione del MOSFET 2SK1058
- Renesas – Datasheet della famiglia 2SJ160/2SJ161/2SJ162
- Elliott Sound Products – Approfondimento tecnico sugli amplificatori MOSFET
- Jean Hiraga – Articolo storico sugli amplificatori in Classe A e riferimenti a Kaneda
Nota metodologica: i dati tecnici dichiarati dai produttori sono distinti dalle osservazioni fotografiche e dalle impressioni personali d’ascolto. Le fonti storiche e i datasheet aiutano a comprendere le tecnologie impiegate, ma non costituiscono una verifica diretta dello schema elettrico del BRZHIFI TELOS-590.















