Manunta Classic: arrivano il nuovo preamplificatore e il finale stereo. La filosofia Hi-Fi italiana tra tradizione e scelte progettuali coraggiose

testo alternativo
Manunta Classic Preamplifier e Power Amplifier sovrapposti, con preamplificatore in alto e finale stereo in basso, caratterizzato da due grandi VU-meter analogici illuminati.

Manunta Classic by M2Tech amplia la famiglia Classic con due nuove elettroniche separate: il Classic Preamplifier e il Classic Power Amplifier. Circuitazioni analogiche, componenti discreti, trasformatori Lundahl e una particolare attenzione alla dinamica musicale. Ma anche alcune scelte progettuali che meritano di essere analizzate.

Manunta by M2Tech: dalla tecnologia digitale all’amplificazione tradizionale

Quando si parla di M2Tech, il pensiero corre soprattutto alle elettroniche digitali, ai convertitori e alle soluzioni che hanno contribuito a rendere il marchio italiano conosciuto anche al di fuori dei nostri confini.

Ma l’esperienza dell’azienda pisana non si limita al mondo digitale.

Nel corso degli anni, M2Tech ha sviluppato anche amplificatori per cuffie, stadi phono ed elettroniche di amplificazione, tra cui i prodotti della serie Rockstars.

Nel 2024 è arrivata una nuova proposta: Manunta by M2Tech, un marchio che recupera un approccio più tradizionale all’alta fedeltà attraverso la serie Classic.

Il primo prodotto è stato il Classic Integrated Amplifier, un amplificatore integrato che ha introdotto una filosofia progettuale ben riconoscibile: estetica essenziale, circuitazioni analogiche e attenzione alle prestazioni musicali.

Oggi questa famiglia si amplia con due nuove elettroniche separate, annunciate ufficialmente come disponibili presso i rivenditori autorizzati il 10 ottobre 2026.

Parliamo del Classic Preamplifier e del Classic Power Amplifier, due apparecchi che condividono un linguaggio estetico comune, ma svolgono funzioni profondamente differenti.

Con questa nuova coppia di elettroniche, la serie Manunta Classic sviluppa ulteriormente la propria filosofia progettuale, puntando su circuitazioni analogiche, componentistica selezionata e soluzioni tecniche che meritano di essere approfondite.

Ed è proprio osservando le loro caratteristiche che emergono alcune scelte particolarmente interessanti.

Classic Preamplifier: il cuore del sistema

Manunta Classic Preamplifier, preamplificatore stereo analogico Made in Italy con ingressi RCA e XLR, stadio phono MM/MC e amplificatore per cuffie.

Il Manunta Classic Preamplifier è un preamplificatore stereofonico interamente dedicato alla gestione dei segnali analogici.

Non troviamo DAC integrati, streamer o altre funzionalità digitali: la sua funzione è selezionare le sorgenti, gestire il volume e fornire al finale di potenza un segnale adeguato.

Una scelta che riflette la filosofia della serie Manunta Classic, orientata verso apparecchi specializzati piuttosto che verso elettroniche tuttofare.

Circuitazione a componenti discreti e polarizzazione elevata

Vista interna del Manunta Classic Preamplifier con circuito stampato, componenti discreti, trasformatore toroidale di alimentazione e trasformatori Lundahl per le uscite bilanciate.

Secondo quanto dichiarato dal costruttore, lo stadio di linea privilegia l’impiego di componenti discreti rispetto ai circuiti integrati.

Questo non significa che i componenti discreti siano necessariamente superiori agli operazionali integrati. Entrambe le soluzioni possono raggiungere prestazioni eccellenti.

La differenza risiede soprattutto nella libertà concessa al progettista di definire la topologia circuitale, le condizioni operative e le caratteristiche dei singoli stadi.

Nel Classic Preamplifier viene inoltre adottata una polarizzazione relativamente elevata, con l’obiettivo di garantire una buona capacità di pilotaggio anche quando il preamplificatore deve lavorare con carichi impegnativi.

Pensiamo, ad esempio, a un finale con impedenza d’ingresso relativamente bassa oppure a un collegamento realizzato attraverso cavi particolarmente lunghi.

In queste condizioni, la capacità dello stadio d’uscita di mantenere un comportamento lineare diventa importante.

Le uscite bilanciate con trasformatori Lundahl

Una delle particolarità più interessanti riguarda le uscite XLR, che utilizzano trasformatori Lundahl.

Si tratta di componenti audio specializzati, scelti in questo progetto per gestire il collegamento con carichi elettricamente impegnativi.

Il comunicato Manunta sottolinea in particolare l’utilizzo con diffusori attivi dotati di ingressi bilanciati.

Un trasformatore opportunamente progettato può inoltre offrire isolamento galvanico tra apparecchiature, contribuendo a ridurre determinati problemi di massa.

Naturalmente, non dobbiamo interpretare la presenza di un trasformatore come una garanzia automatica di qualità sonora superiore.

Le prestazioni dipendono dalla progettazione del componente, dalla sua capacità di gestire i livelli di segnale e dal circuito nel quale viene inserito.

È però una soluzione che evidenzia la volontà di curare anche l’interfacciamento elettrico tra le diverse elettroniche.

Uno stadio phono MM/MC particolarmente versatile

Il Manunta Classic Preamplifier integra uno stadio phono derivato da quello già utilizzato nel Classic Integrated Amplifier, ma con alcune modifiche.

Manunta dichiara di aver migliorato il filtraggio dell’alimentazione e introdotto uno stadio di preamplificazione dedicato alle testine MC.

Il guadagno dichiarato è di:

  • 40 dB per le testine MM;
  • 60 dB per le testine MC.

La caratteristica più interessante è la possibilità di regolare l’impedenza di carico per le testine MC da 10 a 1.000 ohm.

Perché è importante?

Le testine a bobina mobile possono presentare caratteristiche elettriche differenti e richiedere valori di carico diversi.

La possibilità di intervenire sull’impedenza consente quindi di adattare il preamplificatore alle indicazioni del produttore della testina e di sperimentare, entro limiti ragionevoli, diverse condizioni di funzionamento.

Per le testine MM, invece, viene utilizzata la tradizionale impedenza di 47 kohm.

È una dotazione interessante per chi considera il giradischi una sorgente importante del proprio impianto.

Non manca l’amplificatore per cuffie

Il Manunta Classic Preamplifier integra anche un amplificatore per cuffie realizzato con una circuitazione a componenti discreti.

Secondo i dati dichiarati, lo stadio è in grado di raggiungere una tensione massima di uscita di 15 Vrms su 32 ohm.

È un valore che suggerisce una notevole escursione di tensione disponibile, ma che da solo non basta a descrivere la potenza effettivamente erogabile in modo continuo o la compatibilità con qualsiasi cuffia.

Per una valutazione completa servirebbero anche informazioni sulla potenza continua, sull’impedenza d’uscita e sul comportamento con carichi differenti.

Connessioni e caratteristiche tecniche del Classic Preamplifier

Pannello posteriore del Manunta Classic Preamplifier con ingressi analogici RCA e XLR, stadio phono MM/MC, uscite bilanciate, connessioni EQ Loop e trigger.

La dotazione comprende tre ingressi linea RCA, due ingressi bilanciati XLR e un ingresso phono MM/MC.

Sono inoltre presenti uscite RCA e XLR, collegamenti trigger e un circuito EQ Loop che permette di inserire un processore esterno nel percorso del segnale.

Quest’ultima funzione può risultare interessante per chi utilizza equalizzatori o sistemi di correzione esterni compatibili con il collegamento analogico.

Il controllo può avvenire attraverso i comandi frontali, il telecomando a infrarossi e un’applicazione per smartphone tramite modulo wireless.

CaratteristicaValore dichiarato
Guadagno linea12 dB
Guadagno phono MM40 dB
Guadagno phono MC60 dB
THD+N0,02% a 4 Vrms
SNR linea110 dBA a 4 Vrms
Uscita massima RCA9 Vrms
Uscita massima XLR18 Vrms
Peso12 kg
Dimensioni420 × 90 × 310 mm

I valori sono quelli riportati nella documentazione tecnica ricevuta dal costruttore.

Classic Power Amplifier: quando i watt non raccontano tutta la storia

Manunta Classic Power Amplifier, finale di potenza stereo Made in Italy con telaio nero, due grandi VU-meter analogici retroilluminati e potenza di 75 watt per canale su 8 ohm.

Passiamo al finale di potenza, probabilmente l’apparecchio che presenta le scelte progettuali più particolari.

Il Manunta Classic Power Amplifier nasce con un obiettivo dichiarato: fornire prestazioni adeguate alle richieste dinamiche del programma musicale.

La potenza continua nominale è di 75 watt per canale su 8 ohm e 110 watt per canale su 4 ohm.

Numeri che potrebbero sembrare relativamente contenuti, soprattutto considerando il posizionamento economico dell’apparecchio.

Ma è osservando la potenza dinamica che emerge una caratteristica interessante.

Il finale Manunta Classic Power Amplifier si distingue per una potenza dinamica dichiarata sensibilmente superiore a quella continua, un aspetto che merita di essere analizzato nel dettaglio.

Manunta dichiara:

ImpedenzaPotenza continua per canalePotenza dinamica per canale (10 ms)
8 ohm75 W170 W
4 ohm110 W270 W

Perché la potenza dinamica è importante?

Un amplificatore non viene utilizzato per riprodurre continuamente un segnale sinusoidale alla massima potenza.

La musica presenta continue variazioni di livello, con passaggi relativamente tranquilli alternati a transienti molto più impegnativi.

Pensiamo all’attacco di una percussione, a un colpo orchestrale o a una registrazione caratterizzata da un’elevata escursione dinamica.

In questi momenti, la richiesta istantanea di potenza può essere sensibilmente superiore a quella media.

La capacità di sostenere brevi picchi senza raggiungere immediatamente il limite dell’amplificatore può quindi rappresentare un vantaggio.

Nel caso del Classic Power Amplifier, i 170 watt impulsivi su 8 ohm corrispondono a circa 3,6 dB di margine rispetto alla potenza continua dichiarata.

Un dato interessante, che però deve essere interpretato correttamente.

I 270 watt dichiarati su 4 ohm non sono disponibili in modo continuo, ma si riferiscono a impulsi della durata di 10 millisecondi.

Questo significa che non possiamo considerare il Classic Power Amplifier equivalente a un finale da 270 watt continui.

Inoltre, la capacità di pilotare diffusori particolarmente impegnativi dipende anche dalla stabilità dell’amplificatore, dalla corrente disponibile e dal comportamento su carichi reattivi.

La potenza dinamica è quindi un parametro utile, ma non sufficiente per descrivere da sola le prestazioni complessive.

Alimentazione dual-mono: due trasformatori, due canali

Una parte importante del progetto riguarda l’alimentazione.

Il Manunta Classic Power Amplifier utilizza una configurazione dual-mono, con due trasformatori dedicati rispettivamente ai canali destro e sinistro.

L’obiettivo è garantire una disponibilità energetica adeguata alle richieste dinamiche e ridurre le interazioni tra i due canali attraverso l’alimentazione.

La separazione delle sezioni di alimentazione può contribuire anche a migliorare il comportamento in termini di diafonia.

Naturalmente, la presenza di due trasformatori non garantisce automaticamente prestazioni superiori rispetto a un’alimentazione condivisa ben progettata.

Conta l’intera architettura: trasformatori, raddrizzamento, capacità di filtraggio, distribuzione delle masse e comportamento dello stadio finale.

È comunque una soluzione coerente con la filosofia di un amplificatore che punta soprattutto sulla capacità di gestire i transienti musicali.

Una scelta progettuale particolare: l’assenza delle tradizionali protezioni elettroniche

Ed eccoci a uno degli aspetti più interessanti, ma anche più delicati, del Classic Power Amplifier.

Nel comunicato ufficiale, Manunta spiega di aver scelto di eliminare le tradizionali protezioni elettroniche dello stadio di potenza, affidandosi al sovradimensionamento del circuito e a sensori termici destinati a prevenire il surriscaldamento dei transistor di uscita.

Una scelta che ha attirato la nostra attenzione.

Per comprenderne meglio le implicazioni, abbiamo contattato direttamente Marco Manunta, chiedendogli come venga gestita la sicurezza in caso di cortocircuito sulle uscite o sovraccarico prolungato.

La sua risposta è stata particolarmente chiara.

Marco Manunta ci ha confermato che un cortocircuito sulle uscite può provocare il guasto dell’amplificatore, salvo condizioni particolarmente favorevoli, come un contatto di brevissima durata in assenza di segnale musicale.

Il progettista sottolinea che questa caratteristica viene esplicitamente indicata nel manuale e raccomanda di effettuare sempre i collegamenti dei diffusori ad apparecchio spento.

Quali sono le implicazioni tecniche?

La scelta di eliminare determinati circuiti di protezione può nascere dalla volontà di evitare interventi indesiderati o limitazioni nella disponibilità di corrente.

Tuttavia, è importante precisare che non tutte le protezioni elettroniche introducono necessariamente alterazioni significative del segnale audio.

Esistono diverse soluzioni circuitali, alcune delle quali possono intervenire soltanto quando vengono rilevate condizioni anomale.

L’assenza di una protezione contro il cortocircuito rappresenta quindi un compromesso progettuale preciso.

Da un lato abbiamo una circuitazione sviluppata secondo le priorità stabilite dal costruttore; dall’altro una minore tolleranza verso determinati incidenti che possono verificarsi durante l’utilizzo.

E non parliamo necessariamente di errori volontari.

Un cavo danneggiato, un connettore accidentalmente spostato o un contatto tra i terminali possono provocare un cortocircuito anche in un impianto normalmente utilizzato con attenzione.

Per questo motivo, riteniamo importante che chi valuta l’acquisto sia consapevole di questa caratteristica.

La documentazione disponibile conferma la presenza del monitoraggio termico, ma non permette di ricostruire completamente il comportamento dell’apparecchio in tutte le condizioni di sovraccarico prolungato.

Non sarebbe quindi corretto attribuirgli protezioni o capacità di recupero che non risultano documentate.

Costruzione, connessioni e VU-meter analogici

Pannello posteriore del Manunta Classic Power Amplifier con ingressi RCA e XLR bilanciati, morsetti per diffusori, selettore degli ingressi e connessioni trigger 12V.

Dal punto di vista estetico, il Classic Power Amplifier richiama chiaramente le grandi elettroniche tradizionali.

Il pannello frontale ospita due ampi VU-meter analogici, con una scala dinamica dichiarata di 50 dB.

Gli strumenti sono calibrati in decibel e watt, con riferimento a un carico di 8 ohm.

La luminosità può essere regolata a distanza attraverso il comando infrarosso previsto dal sistema Manunta.

Sul retro troviamo ingressi RCA e XLR, un selettore per scegliere il collegamento utilizzato, i terminali per i diffusori e i collegamenti trigger.

La costruzione appare solida e l’organizzazione interna, descritta nel comunicato, privilegia circuiti stampati ordinati e cablaggi ridotti.

Il peso dichiarato è di 19 kg, mentre le dimensioni sono di 420 × 120 × 310 millimetri.

Il dato di distorsione armonica totale più rumore, THD+N, è dello 0,02% alla massima potenza su 8 ohm.

Un valore che va letto tenendo conto delle condizioni di misura e che non permette, da solo, di stabilire la qualità sonora dell’amplificatore.

Prezzi e posizionamento

I due apparecchi si collocano in una fascia di mercato decisamente impegnativa.

Secondo il comunicato ufficiale del 10 ottobre 2026, i prezzi indicati dal costruttore sono:

ModelloPrezzo IVA esclusaPrezzo IVA inclusa (22%)
Classic Preamplifier6.299 €7.684,78 €
Classic Power Amplifier5.099 €6.220,78 €
Sistema completo11.398 €13.905,56 €

Si tratta quindi di un sistema preamplificatore e finale che supera complessivamente i 13.900 euro.

A queste cifre, il confronto non può limitarsi alla potenza dichiarata o alla quantità di funzioni disponibili.

Diventano importanti la qualità costruttiva, le prestazioni elettriche, l’affidabilità, la compatibilità con i diffusori e naturalmente il comportamento all’ascolto.

Le considerazioni di LoScaccianoce

La nuova coppia Manunta Classic rappresenta una proposta interessante soprattutto per la coerenza della filosofia progettuale.

Il preamplificatore punta sulla qualità e sulla versatilità della gestione analogica, con uno stadio phono completo, un amplificatore per cuffie dedicato e una sezione d’uscita bilanciata con trasformatori Lundahl.

Il finale segue invece una strada differente rispetto a quella di molti amplificatori che fanno della potenza continua elevata il principale argomento commerciale.

Qui l’attenzione viene concentrata sulla capacità dinamica e sull’alimentazione, con una configurazione dual-mono progettata per sostenere le richieste energetiche del segnale musicale.

È una filosofia che merita attenzione, ma che deve essere valutata attraverso dati e prove concrete.

La stessa scelta di eliminare le tradizionali protezioni elettroniche dimostra quanto un progetto possa essere caratterizzato da priorità precise e da compromessi che non devono essere ignorati.

Da questo punto di vista, abbiamo apprezzato la chiarezza con cui Marco Manunta ha risposto alla nostra domanda, confermando apertamente i limiti del sistema in caso di cortocircuito.

Resta naturalmente da verificare come tutte queste scelte si traducano nell’esperienza d’ascolto.

Perché un’alimentazione generosa, una circuitazione a componenti discreti o una particolare architettura di uscita sono elementi tecnicamente interessanti, ma non bastano da soli a dimostrare una superiorità sonora.

La nuova coppia Manunta Classic dimostra come sia ancora possibile proporre elettroniche Hi-Fi basate su scelte progettuali tradizionali, pur adottando soluzioni tecniche moderne.

Il vero valore di un progetto emerge quando le scelte tecniche trovano conferma nelle prestazioni e nell’ascolto.

Ed è proprio questo che ci piacerebbe approfondire con una prova completa della nuova coppia Manunta Classic.

Dallo Scaccianoce è tutto, alla prossima!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Torna in alto